Chi sono i migliori artigiani italiani (e perché è importante sostenerli) – Interni Magazine – Interni

Il 4 ottobre al teatro Litta di Milano sono stati assegnati i MAM 2022, i riconoscimenti che celebrano i migliori maestri d’arte e mestiere in Italia.
I premiati di questa quarta edizione sono 45 per l’artigianato d’eccellenza e 12 per i mestieri del gusto e dell’ospitalità.
Alberto Cavalli, direttore generale della Fondazione Cologni e ideatore del premio, ci racconta chi sono i vincitori 2022, e perché, oggi più che mai, è importante sostenere l’alto artigianato in Italia.
“Il MAM è il titolo che indica il Maestro d’arte e mestiere, un riconoscimento che abbiamo introdotto nel 2016 per celebrare e valorizzare il talento dei più grandi artigiani italiani, in tutte le categorie. Il made in Italy rappresenta un vantaggio competitivo per il nostro Paese, dalla nautica alla moda, dall’arredo alla gioielleria.
Una parte fondamentale è rappresentata dal lavoro dei maestri artigiani. Noi abbiamo deciso di premiare non solo i maestri indipendenti con una bottega propria, ma anche quelli che lavorano all’interno delle imprese e manifatture: per la legge italiana queste figure sono considerate operai, ma spesso si tratta in realtà di grandi maestri”.
“Quest’anno premiamo 57 maestri, di cui 44 nelle arti applicate e 13 nelle categorie del gusto e dell’ospitalità.
Per noi anche la trasformazione creativa del cibo è un mestiere d’arte, e per fare questo ci affidiamo al nostro partner Alma, la scuola internazionale di cucina italiana di cui è stato rettore Gualtiero Marchesi“.
“Abbiamo dei nomi davvero speciali. Come Caterina Alcaro, tessitrice di origini catanesi che lavora presso l’antica arazzeria Scassa di Asti, e porta avanti in maniera contemporanea, con una straordinaria capacità di dialogo con l’arte e il design, la creazione di arazzi, mantenendo in vita questa tradizione secolare.
Un altro maestro premiato è Maurizio Betti, che nella sua bottega a Sant’Arcangelo di Romagna crea delle voliere che sono dei capolavori, realizzati con una poesia e maestria commoventi. Abbiamo un grande maestro della ceramica milanese, Guido De Zan, che ha il forno alle colonne di San Lorenzo a Milano, in pieno centro storico: un artista-artigiano che produce delle ceramiche grafiche che sembrano dei fogli tridimensionali sui toni del bianco e nero.
E ancora: Sebastiano Lunardelli di Venezia, raffinato e attento interprete del patrimonio culturale e artistico veneziano, autore di complementi d’arredo ispirati per esempio alle facciate dei palazzi.
Tra i vetrai eccezionali c’è il maestro Cesare Toffolo, specializzato nelle miniature di oggetti di vetro in stile rinascimentale, una produzione davvero inaspettata.
E Lorenzo Pusterla, artigiano del marmo che lavora per Visionnaire. Abbiamo anche scenografi, ricamatori, sarti, giardinieri… tocchiamo tutte le categorie andando a fare una ricerca di nomi che il grande pubblico spesso non conosce, e i cui prodotti sono la miglior rappresentazione del made in Italy”.
“I MAM vengono nominati da una commissione di esperti: non accettiamo autocandidature.
La giuria, poi, sulla base della prima selezione decide i maestri da valorizzare. Si premia non solo chi ha una grandemanualità, ma anche chi incarna la cultura del progetto, la capacità di interpretare un’idea.
Riconosciamo i talenti ai massimi livelli, persone che ogni giorno celebrano il bello e il ben fatto attraverso la loro vita e il loro lavoro”.
“Abbiamo sviluppato una matrice di valutazione articolata in 11 criteri, frutto di una ricerca sul campo durata due anni. Le 11 caratteristiche che devono essere presenti nella carriera del maestro artigiano sono: artigianalità, autenticità, competenza, creatività, formazione e trasmissione, innovazione, interpretazione, originalità, talento, territorialità, tradizione”.
“Per essere un MAM bisogna avere già una certa esperienza, non si diventa maestri subito.
Ma tra i MAM di quest’anno ci sono anche dei talenti più giovani: come Vincenzo Aucella, maestro del corallo, che è nato nel 1982, o come la ceramista Elisabetta D’Arienzo che è nata a Salerno nel 1987 e incarna la grande tradizione di Vietri sul Mare, declinandola in modo molto contemporaneo secondo una sua personale estetica”.
“Da qualche anno a questa parte stiamo assistendo a una ripresa d’interesse verso l’artigianato artistico, anche da parte delle nuove generazioni.
Oggi non saper fare niente viene visto come un sinonimo di dipendenza, i giovani invece sono molto indipendenti, per cui vediamo più spesso ragazzi che lavorano negli atelier.
Fare l’artigiano è difficile: noi non promettiamo ai giovani che diventeranno ricchi, ma felici sì”.
“Le condenserei in un’unica parola: l’ignoranza. Spesso non si capisce quale sia il valore dei mestieri d’arte, non si portano avanti politiche pubbliche per sostenerli, non si percepisce il valore dei loro oggetti creati… il vero nemico è dunque l’ignoranza.
Noi siamo una fondazione: la nostra missione è quella di aiutare gli artigiani, celebrarli, ma anche indurre un cambiamento culturale“.
“Oggi gli artigiani devono avere competenze più trasversali: familiarità con la tecnologia anche per comunicare se stessi, per migliorare il proprio business, per trovare nuovi clienti, per raccontarsi in maniera più efficace.
Un artigiano è anche un imprenditore: per essere un imprenditore in Italia ci vuole coraggio ma anche competenze. In più è cruciale seguire lo spirito dei tempi, ricercare e conoscere le tendenze, integrare i giovani in bottega”.

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