Elezioni 2022: alberghi, bar e ristoranti. Cosa succede dopo il 25 settembre? – Italia a Tavola

Nuovo governo sei avvisato, ecco le richieste dal mondo dell’accoglienza e della ristorazione. Le associazioni di categoria non si tirano indietro e fanno sentire la loro voce. Abbiamo parlato con Fipe, Federalberghi, Confindustria Alberghi, Confartigianato, Federterme e le parti sociali

Manca poco al rush finale per le elezioni del nuovo Governo, che sono ormai alle porte.
La campagna elettorale va verso le ultime battute e dando uno sguardo ai programmi elettorali dei partiti, i dubbi per quanto riguarda il settore della ristorazione e dell’accoglienza sono più che legittimi.
Sono, quindi, gli ultimi giorni per le associazioni di categoria e le parti sociali per portare avanti le proprie richieste e cercare di dare voce al comparto dei pubblici esercizi, oggi più che mai in difficoltà, a causa del caro energia, che si sta abbattendo in modo drastico e trasversale su tutte le realtà imprenditoriali del settore.
Le richieste spaziano su diverse tematiche:

A diffondere un documento di posizionamento in vista delle elezioni è stata anche Fipe in cui si legge: “Questo documento intende mettere a disposizione delle istituzioni e delle forze politiche del Paese gli elementi per comprendere la centralità del settore dei pubblici esercizi nell’economia e nella società e proporre delle misure concrete per un suo sviluppo organico. La crisi pandemica, con le sue eccezionali conseguenze in termini di perdita di Pil, ha messo ancor di più in evidenza il valore che i pubblici esercizi generano per il Paese in termini di ricchezza e occupazione con i suoi oltre 1 milione di addetti. Nel 2020 la flessione dei consumi per circa 130 miliardi di euro si è concentrata per un quarto nei soli settori della ristorazione e dell’intrattenimento. La rilevanza dei pubblici esercizi non si esaurisce nella sua dimensione economica, ma investe in maniera determinante una più ampia sfera culturale, che fa dell’intero comparto un attore fondamentale per la promozione di valori quali l’integrazione, la sicurezza alimentare, la rigenerazione urbana e un formidabile strumento di soft power per la valorizzazione del brand Italia. Alla luce di queste premesse, Fipe ribadisce la sua centralità quale interlocutore strategico per le istituzioni nazionali al fine di dotare il Paese di una visione di sviluppo integrata di due filiere, agroalimentare e turismo, decisive per lo sviluppo del Paese ma anche per affrontare tematiche diverse che vanno dalla rigenerazione urbana alla riqualificazione del capitale umano, che, tutte insieme, costituiscono tasselli fondamentali dell’intero comparto rappresentato dalla Federazione.
Lino Stoppani, presidente di Fipe Elezioni 2022: alberghi, bar e ristoranti. Cosa succede dopo il 25 settembre?

Lino Stoppani, presidente di Fipe

DolceVita
Il documento raccoglie le proposte di Fipe riguardo sei aree d’intervento al fine di costruire una strategia coerente e organica per il rilancio del settore:
Qui il documento completo da scaricare: FIPE-ELEZIONI 2022
 

“Uno dei principali limiti a uno sviluppo integrato del modello turistico italiano è dato dalla governance del settore, che è prevalentemente regionale, e non permette lo sviluppo di una reale strategia nazionale limitando l’intero settore anche in termini di autorevolezza e soft-power presso le principali istituzioni nazionali. Inoltre, il comparto del turismo nazionale non si può limitare ad una visione esclusiva di accessibilità e ricettività, e deve avere la necessità di sviluppare il settore dei servizi che contribuiscono ad arricchire la proposta dell’offerta turistica locale dei singoli territori. Infine, anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) non ha valorizzato il comparto turistico, dedicandogli il solo 1% delle risorse, nonostante il turismo rappresenti il 6% del Pil nazionale e addirittura il 13% considerando anche gli effetti indiretti sull’economia” – si legge nel documento diffuso da Fipe. 
E ancora: “La Federazione propone, al fine di accrescere la capacità competitiva del turismo, una modifica della governance del settore e in particolare il riconoscimento del turismo fra le materie attribuite alla competenza legislativa concorrente tra Stato e Regioni, adottando la necessaria riforma costituzionale. Infatti, la riforma del Titolo V del 2001 e la conseguente attribuzione delle competenze in via esclusiva alle regioni non permettono di attuare una politica turistica coordinata ed unitaria pur nella valorizzazione delle diversità territoriali.
Fipe propone l’istituzione di un evento annuale di portata nazionale e internazionale, con il coinvolgimento della ristorazione italiana all’estero, per la valorizzazione e promozione della cucina italiana. L’evento permetterebbe di associare in maniera sempre più incisiva l’immagine della ristorazione italiana al brand Italia e di mantenere alta l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica su uno dei settori più identitari, oltre che prolifici in termini economici, del nostro Paese. La giornata nazionale della ristorazione italiana, celebrandola in più Paesi del mondo, permetterebbe anche di sviluppare ed accrescere quella vision comune che ancora manca al settore per potersi presentare sempre più come elemento distintivo del nostro Paese.
Tra le altre proposte di Fipe, al fine di sviluppare un nuovo modello di turismo ci sono:
A muoversi per porre l’attenzione sulle proprie istanze per il mondo della politica è stata Federalberghi che, nei giorni scorsi, ha predisposto una piattaforma destinata a favorire il confronto con le forze politiche e con i candidati sui temi di principale interesse per lo sviluppo dell’economia del turismo. Il manifesto programmatico “Il Turismo lavora per l’Italia” indica oltre cento misure per sostenerne lo sviluppo.
Tra le priorità indicate, spiccano la diminuzione della pressione fiscale (in primis ridurre le tasse sugli immobili, che gravano sulle imprese anche quando sono chiuse o semivuote), il sostegno agli investimenti (con il potenziamento del credito di imposta per la riqualificazione delle strutture ricettive), lo sviluppo di nuovi servizi (riformando le regole anacronistiche che non consentono agli alberghi di ampliare l’offerta), il contrasto all’abusivismo dilagante (per garantire la sicurezza e tutelare turisti, cittadini, lavoratori, imprese ed erario), l’ammodernamento delle reti e delle infrastrutture (per far sì che tutto il nostro paese sia fruibile e accessibile).
A questo link il programma completo, portato avanti da Federalberghi.
Dopo due anni di fermo pressoché totale delle attività, le imprese alberghiere si trovano ad affrontare un nuovo drammatico tsunami che le sta investendo. La crisi dell’energia, in assenza di interventi forti e immediati, rischia di costringere alla chiusura moltissimi operatori. Mentre la campagna elettorale si fa sempre più serrata, il settore turistico alberghiero sembra uscito dal dibattito politico. Eppure nei due drammatici anni del Covid è stato chiaro, aldilà di ogni dubbio, l’apporto che alberghi e turismo generano per l’economia del Paese. Gli anni della pandemia sono stati drammatici per il settore e la ripresa avviata solo pochi mesi fa, non basta per affrontare le sfide dei prossimi mesi. Ora è necessario scongiurare nuove chiusure e dare un nuovo slancio al settore. Dal prossimo Governo servono risposte a temi drammaticamente nuovi come la crisi energetica, ma anche a questioni di fondo che da troppo tempo attendono risposte ormai irrimandabili.
Per questo Confindustria Alberghi ha indirizzato a tutti i partiti politici un ulteriore richiamo per restituire centralità alle istanze di un settore che è primo in Europa con oltre 33.000 strutture, e già da solo genera lavoro per oltre 220.000 famiglie. Il settore è centrale rispetto a quella economia del turismo che vale in Italia il 13% del Pil e il 14,7% dell’occupazione. Il settore alberghiero da un contributo importante al Pil e al Paese. «Uno sviluppo sostenibile e diffuso che coinvolge tutto il territorio, generando occupazione e valorizzazione dei nostri prodotti e della nostra cultura. Un’opportunità per la crescita economica e sociale dell’Italia, ma gli operatori oggi non possono essere lasciati soli ad affrontare le difficili sfide dei prossimi mesi» – dichiara Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi.
 Maria Carmela Colaiacovo Da finire - primo piano

Maria Carmela Colaiacovo

In questo quadro così difficile Confindustria Alberghi chiama all’azione i partiti sui dieci temi più urgenti e importanti.
Il binomio tra artigianato e turismo può portare sviluppo e lavoro. È da questa considerazione che si muovo le richieste al prossimo Governo e le riflessioni di Confartigianato Torino. Il presidente Dino De Santis, infatti, ha dichiarato: «I numeri continuano a dimostrare come artigianato e turismo siano molto più che complementari e come questi due elementi, fondamentali per la nostra economia, debbano essere promossi e venduti insieme e devono fungere da propulsore anche per la nascita di nuove imprese artigiane. Ciò lo si può fare continuando a investire e a fare promozione. Cosa chiederemo ai candidati in tema di promozione turistica? Di certo l’impegno a mantenere il dicastero dedicato con portafoglio ritornato, con il Governo Draghi, dopo oltre 30 anni, il binomio artigianato e turismo sia occasione per la nascita di tante nuove imprese».
E prosegue: «È importantissimo continuare a puntare, incentivandolo con appositi sostegni economici,  il mercato del turismo esperienziale – conclude De Santis – questa nuova forma di vacanza è indispensabile per soddisfare al meglio le nuove esigenze del turista moderno, sempre più alla ricerca della tipicità, di esperienze nuove, da vivere in prima persona e che solo una realtà artigiana può dargli quindi l’artigianato deve, e dovrà, ricoprire sempre un ruolo di primo piano all’interno dello sviluppo strategico del turismo nella regione».
  Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino in una foto pubblicata sul profilo Facebook dell'istituzione piemontese Da finire - primo piano

Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino in una foto pubblicata sul profilo Facebook dell’istituzione piemontese


Sul tema interviene anche Massimo Caputi, presidente di Federterme Confindustria che ha dichiarato: «Con il prezzo del gas a oltre 300 euro al megawattora significa avere un incremento di oltre sei volte del costo dell’energia rispetto a un anno fa. Il settore – 320 aziende e circa 65 mila addetti – si stava rialzando da due anni di pandemia. Il caro bollette potrebbe portare al default numerose aziende. Per mettere in sicurezza il sistema termale e turistico il Governo dovrebbe varare interventi il più presto possibile quali, ad esempio, il riconoscimento di forme di ristoro adeguate per salvaguardare le aziende e i livelli occupazionali. È fondamentale che sia dia maggiore dignità agli investimenti per il settore».
Massimo Caputi Da finire - primo piano

Massimo Caputi


Le organizzazioni maggiormente rappresentative dei datori di lavoro e dei lavoratori del settore turismo, tra cui Fiavet, Faita, Fto, Confcommercio, Assoturismo, Confesercenti, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs, oltre ai quelli sopra citati, hanno sottoscritto un avviso comune per chiedere al Governo e al Parlamento di intervenire con urgenza al fine di non disperdere, per un effettivo rilancio della filiera turistica, gli effetti della ripresa che ha caratterizzato la stagione estiva e contrastare il protrarsi delle conseguenze negative dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 sul settore turismo, sia per quanto riguarda la domanda di servizi turistici, sia con riferimento alle condizioni economico-finanziarie delle imprese; le conseguenze negative sui flussi turistici attuali e, verosimilmente, prospettici della situazione politica internazionale, sia con riferimento agli eventi bellici in Ucraina, sia per quanto riguarda le tensioni in estremo oriente; i rincari della componente energetica registrati a partire dall’ultimo trimestre del 2021, che a oggi hanno portato il costo delle utenze a un livello insostenibile per le imprese turistiche e che, peraltro, è destinato in via prospettica a peggiorare ulteriormente.
Le parti sociali, nell’evidenziare il rischio di una riduzione marcata dell’attività delle imprese ad apertura annuale e di una chiusura anticipata e/o di una ritardata o mancata riapertura delle imprese stagionali, con possibili rilevanti conseguenze sui livelli occupazionali già gravemente impattati dagli effetti della crisi pandemica, chiedono: la definizione di misure adeguate e specifiche ai fini della salvaguardia occupazionale assicurando in tal senso risorse per il finanziamento di ammortizzatori sociali in deroga in favore di lavoratori diretti ed indiretti del settore turismo in forza presso imprese costrette a ridurre o a sospendere temporaneamente l’attività per una o più delle cause sopra evidenziate, senza oneri aggiuntivi a carico dei datori di lavoro; il potenziamento del quadro di agevolazioni per l’attività delle imprese turistiche connesse ai quadri emergenziali sopra delineati (pandemia, eventi bellici, energia); la concessione di uno sgravio contributivo in relazione ai lavoratori del settore turismo, per il periodo in cui gli stessi non vengono interessati dal ricorso agli ammortizzatori sociali e proseguono l’attività in regime di tutela occupazionale, nonostante la sfavorevole congiuntura economica.
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