Elezioni 2022, i programmi sulla scuola di ogni partito – Voglioinsegnare.it

La settimana delle elezioni politiche 2022 è arrivata e per i lavoratori del mondo della scuola, così come per tutte le famiglie coinvolte, sapere quali sono i programmi di ogni partito sull’istruzione può spostare l’ago della bilancia. 
In questo articolo ve li elenchiamo tutti. Ovviamente, si tratta per ora solo di programmi e promesse… 
Sono solamente due i temi su cui si riscontra una generale unione d’intenti: aumento degli stipendi e lotta al precariato. Curioso considerando che ben poco è stato fatto a riguardo dagli ultimi governi, seppur di larghe coalizioni…  
Sugli stipendi l’obiettivo, inizialmente lanciato da Enrico Letta, è quello di raggiungere la media europea mentre combattendo il precariato si vuole diminuire l’utilizzo indiscriminato delle supplenze. Solo il primo punto richiederebbe un aumento di spesa non inferiore ai 5 miliardi l’anno, difficile da immaginare anche in tempi di fondi PNRR…  
I programmi del partito in cima ai sondaggi (FdI) e della Lega sono simili su tanti aspetti: potenziamento dei programmi scuola-lavoro, valorizzazione della formazione professionale e ripristino degli indirizzi di studio abilitanti. La volontà di realizzare la piena parità tra scuole paritarie e statali verrebbe garantita dalla concessione di voucher alle famiglie che scelgono le prime. 
Altri temi comuni sono la contrarietà allo ius scholae e il contrasto all’ideologia gender. 
Fratelli d’Italia si spinge poi oltre alla Lega puntando sulla riduzione di un anno del ciclo di studi, l’istituzione del liceo del Made in Italy e il potenziamento dello sport per combattere le devianze. Il partito di Salvini rilancia invece lo slogan “mai più Dad”. 
Slogan del PD è “la scuola come motore del paese” con un piano da 10 miliardi per combattere il precariato e realizzare l’aumento degli stipendi, allineandoli entro fine legislatura alla media europea. Poi c’è la formazione continua dei docenti e l’obbligatorietà della scuola sin dai 3 anni, il tutto seguendo le tendenze europee. 
Altro tema è la gratuità della scuola dell’infanzia, da raggiungere progressivamente anche all’asilo nido per le famiglie con basso Isee. E in tema di gratuità Enrico Letta punta a raggiungerla per tutti gli elementi satellite della scuola: mense, trasporti, libri di testo e gite.
Infine più sport e progetti per un’edilizia scolastica sostenibile. 
Più psicologi nelle scuole per aiutare i ragazzi dopo gli anni duri di pandemia, introduzione dell’educazione sessuale e affettiva, potenziamento delle materie scientifico-matematiche.
Questi i punti principali del partito che solo pochi anni fa aveva messo a viale Trastevere la “propria” ministra Lucia Azzolina, oltre all’adeguamento degli stipendi ai livelli europei. 
A questi temi va aggiunta quella su una “Scuola dei mestieri per valorizzare e recuperare la tradizione dell’artigianato italiano”.
L’unione tra Calenda e Renzi, tra Azione e Italia Viva, propone come obbligatorio il tempo pieno per tutti e le lezioni fino ai 18 anni. L’obiettivo è quello di combattere uno dei tassi di dispersione scolastica più alti in Europa e gli scarsi risultati in matematica e capacità di lettura. 
Poi c’è la riduzione delle classi pollaio, l’educazione civica e l’alternanza scuola-lavoro, tema già privilegiato da Renzi nei suoi anni al governo.  
Abbattere il precariato per docenti e personale Ata è anche qua un obiettivo, così come il dare un maggiore riconoscimento alle figure di management che affiancano i dirigenti nella gestione degli istituti scolastici.
Anche per il partito di Silvio Berlusconi, come per le altre destre, c’è la volontà di istituire un buono per le famiglie che scelgono gli istituti paritari. 
Forza Italia propone anche il potenziamento della didattica digitale e un maggiore orientamento delle scuole far incontrare domanda e lavoro offerto dagli istituti.
In dieci anni, l’obiettivo è poi quello di rivedere l’edilizia scolastica, arrivando alla costruzione di veri e propri campus per le scuole superiori. In cattedra invece una nuova generazione di docenti (un po’ tutor e un po’ coach) con nuovi riconoscimenti giuridici ed economici. 
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