Emergenza gas, il piano italiano per un inverno difficile. Preoccupazione per la trentenne arrestata in Iran | Prima Ora di Martedì 4 ottobre 2022 – Corriere della Sera

Buongiorno.

«Difficile essere fiduciosi per l’inverno».

Le parole dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, dopo lo stop improvviso e totale delle forniture di gas russo a partire da sabato, non sono rassicuranti. Per Descalzi, l’Italia ha fatto di tutto per ridurre la propria dipendenza energetica da Mosca, che era al 40 per cento. Ma il gas russo resta fondamentale perché rappresenta ancora il 10% del nostro fabbisogno, ovvero 20 milioni di metri cubi al giorno.

La speranza è che la prossima settimana riprendano le forniture di gas russo in arrivo a Tarvisio, attraverso l’Austria. Ma c’è un problema ulteriore, che è quello delle garanzie da dare al trasportatore che prende in carico il gas e lo porta dall’Austria all’Italia: si tratta di 20 milioni di euro.

Secondo le previsioni dell’Aie (Agenzia internazionale dell’energia), i depositi europei saranno vuoti a febbraio. Senza una riduzione della domanda, gli Stati membri si troverebbero con gli stoccaggi sotto il 20% a febbraio 2023. Senza metano russo mancheranno in Italia tre miliardi di metri cubi di gas in inverno (i consumi annuali italiani sono stati 76 miliardi di metri cubi nel 2021)

È evidente che lo stop non previsto rende ancora più urgente la necessità di accelerare con i rigassificatori, a cominciare da quello, contestato, di Piombino. In questo momento l’Italia, si era detto nei giorni scorsi, non avrebbe un problema urgente per l’inverno, perché ha provveduto con gli stoccaggi. Ma non è così, come spiega Descalzi: «In questa situazione anche un ingranaggio che non funziona rischia di mandare in tilt il sistema. È importante che i rigassificatori funzionino, è importante che non ci siano problemi tecnici alle produzioni in Algeria o Egitto o interruzioni dalla Libia».

L’alternativa, ma da sola non basterà, è quella della riduzione dei consumi. Le bollette intanto continuano a salire e se volete capire quanto vi costa usare gli elettrodomestici, qui trovate una guida. Nelle piazze continuano le proteste, con le bollette bruciate.

Il piano italiano del gas

Per provare a reagire a livello sovranazionale, giovedì a Praga si terrà un vertice europeo. Al quale l’Italia arriverà con suo piano che prevede un tetto, come racconta Fabio Savelli: «Un prezzo che diventa modulare. Che oscilla all’interno di una forchetta. Con un valore minimo e un valore massimo, mutevoli anche quelli, a seconda dell’andamento globale del mercato del gas. Soprattutto una nuova piattaforma di contrattazione del metano che archivierebbe quella olandese, il Ttf, ora il parametro per l’Europa, ritenuta “poco liquida”, perché intermedia solo uno o due miliardi al giorno per valore diventando schiava della speculazione ad ogni notizia sensibile. Al suo posto un nuovo indice calcolato sulla media quotidiana dei prezzi di tre listini chiave nel mercato internazionale delle materie prime».

Gentiloni e Breton: serve una posizione comune

Fare da soli è sbagliato. Si potrebbe riassumere così la posizione del Commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni e del Commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton, che hanno scritto un intervento insieme: «Il massiccio pacchetto di aiuti da 200 miliardi di euro deciso dalla Germania (pari al 5% del PIL) - scrivono - risponde alla necessità da noi invocata di sostenere l’economia, ma solleva anche degli interrogativi. Come possono gli Stati membri che non hanno gli stessi margini di bilancio sostenere le imprese e le famiglie?». Di fronte a sfide di questo genere, dicono, serve solidarietà.
Confindustria dice no alla flat tax

Confindustria interviene con chiarezza: le risorse vanno messe contro il caro-energia e non nella flat tax e nelle pensioni. «Non possiamo permetterci immaginifiche flat tax sull’Irpef che dimentichino Irap e Ires — spiega il presidente Carlo Bonomi — e non possiamo permetterci nuovi strumenti di prepensionamento. Noi non immaginiamo di negare in alcun modo ai partiti il loro legittimo desiderio di perseguire al governo gli obiettivi descritti ai propri elettori ma ci limitiamo a ripetere fermamente che energia e finanza pubblica sono due fronti di emergenza che non possono tollerare follie, ma che richiedono di concentrare grandi risorse». Netta la replica del leghista Claudio Borghi: «Non fare flat tax e tenersi la Fornero? No grazie. Prima ancora della partenza del prossimo governo già arrivano gli inviti a non fare quello per cui i cittadini ci hanno votato».

La trentenne italiana arrestata in Iran

«Mi hanno arrestato a Teheran. Vi prego, aiutatemi»: è l’appello disperato di Alessia Piperno, 30 anni, di Roma, che domenica mattina, dopo quattro giorni di silenzio assoluto - come rivelato dal Messaggero - è riuscita a chiamare i genitori Alberto e Miriam. I genitori si sono rivolti alla Farnesina che sta seguendo il caso. Ancora, però, non è nemmeno chiaro in quale carcere la ragazza sia trattenuta. Su Instagram nei giorni scorsi la donna aveva pubblicato diversi post solidarizzando con le proteste delle donne iraniane. Da sette anni, Piperno è in giro per il mondo e si mantiene organizzando viaggi a distanza, come racconta sui suoi social. La strada più breve per riportarla a casa, scrive Fiorenza Sarzanini riportando fonti dell’intelligence, è ottenere un provvedimento di espulsione.

In Iran, intanto, continuano le proteste (qui un commento della vicedirettrice vicaria Barbara Stefanelli), cominciate il 16 settembre con l’uccisione di Masha Amini, 22 anni. La difesa del regime era prevedibile e si è concretizzata in un discorso del leader supremo, l’ayatyollah Alì Khamenei, che ha rotto il silenzio e ha detto: «Queste rivolte sono state pianificate dall’America, dal regime sionista e dai loro seguaci».
Qui il quadro della situazione.

La Polonia chiede 1300 miliardi alla Germania

La seconda guerra mondiale è finita da qualche decennio, ma evidentemente i conti non sono stati ancora fatti del tutto. Almeno così la pensa la Polonia, che oggi consegnerà una nota diplomatica con la richiesta di risarcimento per i danni di guerra: 1300 miliardi, considerati «una cifra prudenziale». La Germania non è affatto d’accordo e spiega che ci sono una serie di trattati internazionali e uno sottoscritto con la Polonia nel 1953, che hanno già messo fine alla questione. La Polonia sostiene di essere stata costretta ad accettare il trattato dall’Urss, che non voleva mettere in difficoltà la Ddr.

Notizie dalla guerra

Rilasciato il direttore della centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia, Ihor Murashov, detenuto la scorsa settimana dalle forze russe.

Le forze ucraine hanno superato la linea di difesa russa a Kherson, una delle quattro regioni annesse unilateralmente da Mosca nei giorni scorsi. Lo ha ammesso il portavoce del ministero della Difesa russo, riferendo in una nota che le forze ucraine hanno «superato le nostre difese» grazie a «divisioni di carri armati».

L’Italia ha espresso alla Russia «la più ferma condanna per i referendum farsa nelle quattro regioni» ucraine. È il messaggio consegnato dal segretario generale della Farnesina Ettore Sequi all’ambasciatore russo a Roma, Sergei Razov.

Il Cremlino liquida come «emotiva» la richiesta del leader ceceno Kadyrov di usare armi nucleari a bassa potenza. Lo ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov.

• Dopo lo Scheherazade, il maxi yacht di oltre 140 metri e un valore di 650 milioni bloccato ad agosto, la Guardia di Finanza ha congelato Villa Altachiara, la residenza di Portofino che fu della contessa Vacca Augusta e ora è di proprietà dell’oligarca russo Eduard Yurevich Khudaynatov, considerato molto vicino a Vladimir Putin ed inserito nella black list dell’Ue.

• In alcuni talk show russi si comincia ad ammettere che la situazione sul fronte ucraino «sta diventando difficile» e affiorano le prime critiche.

Il «lodo Meloni» per i ministeri

La questione è nota: la potenziale premier Giorgia Meloni vorrebbe un certo numero di ministri tecnici (almeno otto), Forza Italia e Lega no (anche perché così perderebbero poltrone). Per sminare un potenziale incidente, Meloni sta pensando di stabilire una regola: non potrà fare il ministro nessuno che lo abbia già fatto in precedenza nello stesso ruolo. Un modo per ribadire discontinuità e negare il Viminale a Salvini. Secondo Marco Cremonesi e Paola Di Caro, il governo sarà politico, anche se i tecnici ci saranno (non più di quattro o cinque). Intanto Meloni assicura pubblicamente: «Nessun inciucio. Bisogna fare presto, ci sono troppe scadenze importanti».

Trattative per la (s)quadra

Le consultazioni potrebbero cominciare il 18 ottobre, ma già da tempo si discute sui ruoli chiave. La prima mossa sarà l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. L’idea è quella di assegnare questi ruoli a esponenti di Lega e Forza Italia, per rassicurare gli alleati. Giandomenico Fazzolari, braccio destro di Meloni, è in corsa per diventare sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Oggi si riunisce il consiglio federale della Lega, mentre Paolo Grimoldi, intervistato da Cesare Zapperi, ribadisce la necessità di tornare a guardare al Nord.

E allora il Pd?

Si discute moltissimo della sorte del Partito democratico. In una specie di autoflagellazione emotiva post elettorale, in diversi hanno chiesto di rifondare completamente il partito, fino allo scioglimento (Rosy Bindi). Tommaso Labate ricostruisce tutte le metamorfosi, a partire dalla occhettiana svolta della Bolognina e dalla Cosa morettiana. Enrico Borghi, intervistato da Maria Teresa Meli dice no al cambio di nome: «Un’idea surreale. Va cambiata la politica non il nome. Non abbiamo bisogno di marketing e non ci dobbiamo far cannibalizzare dal Movimento 5 Stelle».

Lazio, partita complicata per la presidenza

L’idea di convergere nella candidatura per la presidenza del Lazio non convince tutti. E così l’alleanza possibile tra Pd, Terzo Polo e 5 Stelle si allontana. Stallo anche in Lombardia.

La retromarcia di Truss

Clamorosa retromarcia del governo di Liz Truss: dopo soli dieci giorni dall’annuncio, il Cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng (ossia il ministro del Tesoro) ha deciso di non procedere all’eliminazione dell’aliquota massima del 45% sui redditi più alti. Si trattava della misura più controversa di un pacchetto fiscale da 45 miliardi di sterline che aveva provocato il panico sui mercati finanziari e mandato a picco la valuta britannica nonché le quotazioni dei titoli di Stato.

Brasile, Lula in vantaggio, ma Bolsonaro spera nel ballottaggio

Non ha vinto al primo turno come sperava, ma è in testa. «La vittoria è solo rimandata, la lotta continua». Lula, come scrive Sara Gandolfi, incassa la mezza vittoria di domenica alle presidenziali in Brasile ma anche l’affermazione del «bolsonarismo» nel voto per il rinnovo del Congresso. Il candidato della sinistra è primo nella corsa al Planalto con il 48,3%, ma Jair Bolsonaro, che ancora un volta smentisce i sondaggi, lo tallona con il 43,20% e «conquista» un altro mese di campagna per la sua missione impossibile: sorpassare il rivale e restare presidente altri 4 anni.

Il Nobel a Pääbo, archeologo del Dna

Di padre in figlio. Quarant’anni dopo Bergström, il premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina è andato a Svante Pääbo. Il biologo svedese, 67 anni, è una sorta di archeologo del Dna perché ha sequenziato il genoma del Neanderthal.

Le altre notizie importanti

È morta a 75 anni Sacheen Littlefeather, Piccola Piuma, l’attrice e attivista nativa americana che fu protagonista della cerimonia degli Oscar del 1973, quando salì sul palco e disse che Marlon Brando non avrebbe accettato il suo Oscar per il Padrino per protesta nei confronti del trattamento riservato ai nativi sullo schermo. Qualche settimana fa erano arrivate le scuse per i fischi che le riservò allora la platea.

Mario Marchetta, chef di Kilò a Grassano ha negato da bere a un cliente ubriaco ed è stato accoltellato a morte.

Uccide Gerardo Tammaro, 55 anni, figlio di un boss e confessa. Il padre viene assassinato per vendetta.

Da leggere

L’intervista a Fabio Concato di Mario Luzzatto Fegiz.

La Vandea, raccontata in Cultura da Paolo Mieli.

Sandra Cesarale sul nuovo album di Nada e Emilia Costantini sugli 80 anni di Gabriele Lavia.

Grazie per aver letto Prima Ora.

(In sottofondo i Bordeaux Concert di Keith Jarrett, che trovate nella playlist Il Punto 2022 Corriere della Sera)

Siamo la Redazione Digital, se vi va scriveteci:

gmercuri@rcs.it, langelini@rcs.it, etebano@rcs.it, atrocino@rcs.i
Che l’abbia scritta o no pensando agli effetti apocalittici della Bomba, con A Hard Rain’s A-Gonna Fall, composta nel 1962 all’epoca della crisi missilistica di Cuba, Bob Dylan ci ha consegnato per sempre la visione di un mondo attraversato da «decine di oceani morti», orrendamente devastato da una esplosione nucleare e dalla successiva «dura» pioggia di scorie radioattive: un mondo «dove nero è il colore e nessuno è il numero».

Il futuro premio Nobel per la Letteratura ci assicurava nell’ultima strofa, «iniziando ad affondare», che «avrebbe saputo bene la sua canzone prima di cominciare a cantare». Troppe canzoni come questa non sono state mai cantate da quando con folle volontà di potenza il presidente russo ha aggredito un popolo alla ricerca della libertà. E da quando — pochi giorni fa, ma dopo altre minacce precedenti di questo tipo — il leader del Cremlino ha annunciato l’intenzione di difendere «con tutte le forze e le risorse a disposizione» le regioni annesse nei referendum-farsa (bene ha fatto la Farnesina a convocare ieri l’ambasciatore di Mosca Sergey Razov, direttore d’orchestra del concerto di provocazioni cui assistiamo da tempo nel nostro Paese), evocando «il precedente» delle esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki. (continua sul giornale)
Man mano che si dirada la nebbia della battaglia elettorale, il sole illumina la realtà sul terreno. Eserciti decimati festeggiano lo scampato pericolo: il M5S ha perso 6,4 milioni di voti, Forza Italia ne ha persi 2,3 milioni, ma a Conte e Berlusconi non pare vero di aver evitato il peggio.

Salvini, un altro «perdente di successo» abbandonato da 3,2 milioni di elettori, intasca grazie al Rosatellum la bellezza di 95 parlamentari, appena 14 in meno del Pd, che pure ha avuto il doppio dei voti (e ne ha persi «solo» 800 mila). Forte della sua «sconfitta», la Lega chiede ora ministeri di peso.

Se guarda a ciò che è davvero successo nelle urne, la presidente del Consiglio in pectore dovrà dunque riconoscere che nel centrodestra ha vinto solo lei (quasi 6 milioni di voti in più); che la coalizione nel complesso ha più o meno gli stessi elettori di cinque anni fa (anche se con molti meno votanti); e che ha vinto anche per grazia ricevuta dagli avversari, che si sono divisi in tre tronconi (la politica non si fa con i «se», ma la somma dei tronconi supera il 48%, quattro punti in più del centrodestra). (continua sul giornale)
Caro Aldo,

il Brasile avrà bisogno di un secondo turno per eleggere il suo presidente: tra Lula e Bolsonaro ci sono circa 6 milioni di voti di scarto. Ora si aprirà una nuova fase, delicata e complessa. Il bolsonarismo è duro a morire. Che ne pensa?
Antonello Sarri

La partita è apertissima. Lula sperava nel primo turno ora sa che sarà molto più dura per lui. Bolsonaro è più agguerrito che mai.
Marco Romano

Cari lettori,

mai come quest’anno le presidenziali in Brasile sono state importanti per il mondo: ne va anche del destino dell’Amazzonia. Eppure nello Stato di Amazonas Jair Bolsonaro ha preso il 42,8%: segno che il presidente uscente, per quanto probabilmente destinato alla sconfitta, è ancora forte nell’immenso «Pais tropical».

Il boom economico del Brasile si deve innanzitutto alla presidenza Cardoso, che i brasiliani chiamano per nome, Fernando Enrique. Curioso caso di uomo con una formazione di sinistra eletto con i voti della destra, Cardoso ha posto le basi per lo sviluppo proseguito con la presidenza Lula. Lo storico leader del partito dei lavoratori, dopo una serie di sconfitte, ha di fatto governato al centro. Tuttavia una parte del Brasile — in particolare la più avanzata, la borghesia paulista e carioca, cioè delle due metropoli — è sempre rimasta allergica al personale politico e alla cultura della sinistra. Un sentimento di ripulsa che si è accentuato quando il posto di Lula è stato preso da Dilma Rousseff, già militante torturata dalla giunta militare, che non aveva mai nascosto un atteggiamento di rivalsa che Lula invece ha sempre evitato.

C’è poi un fatto decisivo: l’economia, che andava bene, si è messa ad andare male. I fischi dello stadio di San Paolo a Dilma, la sera dell’inaugurazione dei Mondiali di calcio del 2014, furono il suggello della fine di una stagione. Purtroppo il centrodestra brasiliano non ha saputo trovare un Cardoso, ma un Bolsonaro. Lula ha fatto un altro passo verso il centro, e ha stretto un accordo con il suo rivale storico Geraldo Alckmin, da lui sconfitto al ballottaggio nel 2006: in caso di vittoria di Lula, stavolta Alckmin sarà vicepresidente. Ma il Paese resterà irrimediabilmente diviso. Con una differenza fondamentale rispetto all’Europa: il Nordeste, l’area più povera, ha votato in massa per Lula.
Dice Asia Argento che nessuno si uccide per una battuta cattiva. Sicuramente il rapporto causa-effetto è più complesso di come lo liquidano i suoi odiatori superficiali. Riassunto delle malignità precedenti: un biografo dell’ex compagno morto suicida, il cuoco Anthony Bourdain, rivela l’ultimo scambio di messaggi tra i due. Lui: «Posso fare qualcosa?» Lei: «Non rompermi le palle». Lui: «Ok». Da qui a imputare il suicidio all’attrice il passo è breve, ma fraudolento. In teoria uno dovrebbe sempre rivolgersi agli altri come se fosse l’ultima volta che parla con loro, ma alzi la mano chi nell’ultimo anno non ha mandato al diavolo un parente, un amico, un collega in qualche messaggio vocale o scritto (la comunicazione «live» è ormai un vezzo per nostalgici). Se il bersaglio del nostro malumore si fosse tolto la vita il giorno dopo, qualcuno in coscienza potrebbe attribuircene la colpa? Come dice la Argento, che deve averci lavorato sopra parecchio, il suicidio è il gesto estremo di chi è in cerca di sollievo. Non esiste una causa scatenante improvvisa, ma una lenta deriva che può subire un’accelerazione in condizioni particolari: l’alcol, per Bourdain. L’unica educazione sentimentale che possiamo trarre da storie malate come questa è che l’amore salva solo chi si è già salvato da solo, perché funziona da specchio: non ti fa innamorare di chi vuoi, ma di chi sei. Se sei caos, incontrerai persone che producono caos. Per incontrarne una che ti faccia bene, devi prima stare bene tu.
È passata pressoché nel silenzio generale la giornata della traduzione (30 settembre). Eppure, benché sia un mestiere insostituibile e non delegabile alla tecnologia, specie se si tratta di traduzione letteraria, quella dei traduttori, a parte i pochi che vengono richiesti dai Grandi Autori, resta una categoria che un tempo si sarebbe definita sottoproletaria, priva di diritti e socialmente invisibile, soprattutto in Italia.

Da noi si traduce moltissimo, i traduttori sono sottopagati e non esistono salari minimi anche perché si tratta di un lavoro difficilmente quantificabile (una cartella di Proust non è una cartella di Pennac). È un mestiere che richiede finezza e fatica, invenzione e artigianato. Non è solo trasferire parole da una lingua all’altra, perché oltre alle parole ci sono i concetti e i suoni, e soprattutto c’è il rapporto sfuggente e delicato tra concetti e suoni, cioè lo stile. Ogni traduttore deve assorbire lo stile del suo autore senza rinunciare al proprio: il traduttore non è un coautore, ma è l’autore della traduzione, e come autore andrebbe trattato (mentre da noi non ha percentuali sulle vendite). Per Pasternak l’originale e la traduzione somigliano alla pianta e alla margotta.

La traduzione è un’emanazione, una propaggine destinata a diventare autonoma conservando l’espressione della pianta madre. Il poeta Josif Brodskij diceva che la traduzione letteraria è «la madre della civiltà»: fa conoscere Dostoevskij ai non russi, Proust ai non francesi, Goethe ai non tedeschi, Manzoni ai non italiani: adesso, dopo dieci anni di lavoro, il famoso traduttore americano Michael Moore dà alle stampe una nuova versione dei Promessi sposi (The Betrothed) per gli Stati Uniti, dove il nostro capolavoro è ancora semisconosciuto.

La traduzione è un mestiere di totale altruismo, ma altruismo non è gratuità, anzi. Troppi traduttori d’esperienza lamentano di non godere neanche delle tariffe minime di un addetto alle pulizie al primo impiego.

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