Il miglior artigianato europeo da scoprire nella wunderkammer di Homo Faber – Elle Decor

Sull’isola di San Giorgio Maggiore sbarca Next of Europe, un viaggio nell’arte dell’artigianato europeo condotto e curato da Jean Blanchaert e Stefano Boeri
È una biblioteca del sapere e dell’artigianato europeo quella allestita nella Sala degli Arazzi della Fondazione Cini in occasione della seconda edizione di Homo Faber. Immaginato come un cabinet de curiosités, l’ambiente invita il visitatore a condurre un viaggio in lungo ed in largo per il Vecchio Continente, non inteso tanto per confini geografici o politici piuttosto per la sua cultura condivisa che accomuna tutti, europei ed esteri. “Io sono italiano ma anche belga, anche Irina Eschenazi che coadiuva la mostra è italiana e rumena, la stessa Fondazione Michelangelo che organizza Homo Faber ha sede a Ginevra, in Svizzera”: a parlare è Jean Blanchaert, e a Venezia è nelle vesti di co-curatore (insieme a Stefano Boeri) di Next of Europe, la mostra che raccoglie la ricchezza del patrimonio artigianale europeo contemporaneo.
“L’idea principale della mostra”, ci racconta Blanchaert che da oltre trent’anni è alla guida della galleria di famiglia in Piazza Sant’Ambrogio a Milano, “è di incoraggiare i giovani a cominciare a considerare l’artigianato come una possibile strada da intraprendere, magari alternativa al canonico percorso universitario”. Una considerazione che quindi riporta al centro della nostra vita un’idea del fare intesa come capacità manuale di plasmare la materia. “L’homo habilis, quando si è messo in posizione eretta, si è sostanzialmente detto: ora con queste mani devo farci qualcosa”, chiarisce il gallerista, sottolineando il ruolo che oggi ricopre una manifestazione come Homo Faber, intenta a riscoprire e promuovere i saperi immateriali delle nostre tradizioni. “Arrivati alla nostra era, quella dell’intelligenza artificiale, dove pochissimi giovani sanno ancora scrivere a mano perché usano solo il computer, alcuni hanno cominciato ad attivarsi per la promozione dell’artigianato”.
Jean Blanchaert si riferisce innanzitutto a Valéry Giscard d’Estaing, ex Presidente della Repubblica Francese che dopo l’impegno politico ha dedicato la sua vita alla promozione degli Atelier d’Art. “Tra l’altro Giscard d’Estaing era anche amico di Franco Cologni, co-fondatore della Fondazione Michelangelo, che raccontò della sua idea all’amico Johann Rupert, proprietario del gruppo Richemont. Dai loro sforzi comuni è nata la prima edizione di Homo Faber, ormai quattro anni fa”. Diversamente dalla prima esposizione curata dal duo Boeri-Blanchaert dal titolo “Fiume Europa”, quest’anno “Next of Europe” recupera l’idea dei Tesori Nazionali Viventi del Giappone in una inedita lente moderna e legata alla cultura europea, intesa nel suo senso più ampio. Una selezione di oltre 150 oggetti provenienti da tutto il Continente diventano le testimonianze di tecniche tramandate di generazione in generazione con lavorazioni intrinsecamente legate al territorio dal quale provengono.
All’interno della mostra, gli oggetti sono stati scelti dallo stesso curatore viaggiando per l’Europa, in parte commissionando opere ad hoc per l’occasione e, in alcuni casi, esponendo oggetti già esistenti. A caratterizzare la selezione è che “non esiste alcun fil-rouge: l’unica cosa che hanno in comune gli artigiani che espongono è l’abilità delle loro mani”, puntualizza Blanchaert. Diversamente dalle altre sale, dove sono state indicazioni dal curatore, “qui l’unico vincolo è il non vincolo. Che si tratti di vetro, carta, alabastro oppure onice, tutto è concesso purché vengano dimostrate le capacità manuali”. Così gli oggetti esposti variano da un armadio ad un vaso, da una lampada a un tipo di materiale che racconta una particolare lavorazione, il tutto in due diversi ambienti comunicanti tra di loro.
Nella prima sala, nei toni del nero, il visitatore verrà accolto dall’esperienza totalizzante di “STRUMENTI”, l’installazione audiovisiva realizzata dal regista Davide Rapp che combina tra di loro i suoni emessi dagli strumenti di lavoro utilizzati dagli artigiani. All’audio corrisponde un video nel quale si susseguono le immagini di mani al lavoro con quelle degli utensili all’opera. Superata la soglia del varco si lascia l’ambiente scuro per la grande sala espositiva principale, dove una grande struttura modulare di 70 metri lineare occupa l’intera superficie perimetrale della sala. “Quest’anno l’allestimento lascia in risalto l’opera”, racconta il Blanchaert riguardo il progetto espositivo realizzato dal team di Stefano Boeri Interiors. L’idea dell’allestimento è quella di suggerire al visitatore un approccio da collezionista”, raccontano dallo studio e, in quanto cabinet de curiosités che si rispetti, ad attirare l’attenzione non è tanto il singolo oggetto quanto la varietà e la totalità delle opere stesse.
Accanto agli oggetti esposti, la sala è occupata dalle postazioni circolari allestite in ordine sparso al centro dello spazio. Veri e propri corner, ospitano artigiani provenienti da tutta Europa, impegnati nelle più disparate lavorazioni artigianali, la cui maestria può essere osservata da qualsiasi angolazione grazie ai grandi dischi che li sormontano ed amplificano la prospettiva dello spettatore sul tavolo. Ad essere incoraggiata è la possibilità di tramandare le tecniche e i saperi dei maestri. “Tutte le opere che vediamo sono state realizzate in un atelier e qui non c’è nessuno che non abbia un artigiano in bottega. Non esistono solisti, quelli che solitamente nel calcio si chiamano Venezia e che non passano la palla. Tutti questi artigiani devono avere un apprendista e dimostrare che non tengono il loro sapere solo per se stessi”, conclude Jean Blanchaert.

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