Il nuovo centro per l'arte e il design a Capo Verde: tutte le caratteristiche – Habitante.it

Gli architetti  Eloisa Ramos e Moreno Castellano, soci nel lavoro e coppia nella vita, hanno restaurato il nuovo museo per l’arte e il design a Capo Verde, per poi inaugurarlo il 30 luglio 2022. Di seguito tutte le novità e le caratteristiche sul nuovo centro per l’arte e il design. 
Il museo per l’arte e il design della città capoverdiana nasce a Mindelo, centro portuale di São Vicente, isola dell’arcipelago. Si tratta di un’antica casa coloniale, in cui Cesária Évora registrò il suo primo disco, che oggi è stata rinnovata e restaurata per diventare il nuovo Cnad, il Centro nazionale per l’artigianato, l’arte e il design di Capo Verde, inaugurato sabato 30 luglio 2022. Autori del progetto sono gli architetti Eloisa Ramos e Moreno Castellano, fondatori dello studio Ramos-Castellano e coppia nella vita.
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“L’idea del restauro del Centro per l’arte e il design è nata per caso. Il centro era nato nel 1977 per volontà di grandi artisti del luogo come Manuel Figueira e Bela Duarte. Dal 1979 si era stabilito in un edificio dal valore emblematico per il nostro paese: si tratta di una casa coloniale nata come residenza del senatore Augusto Pereira Vera-Cruz che con gli anni diventò un liceo, e successivamente sede della storica radio Barlavento: fu qui che Cesária Évora registrò il suo primo disco.Un giorno Irlando Ferreira, il direttore del centro, ci domandò quasi per gioco se avessimo una soluzione per valorizzare l’edificio. La risposta, di getto, fu l’idea di una nuova architettura, un museo, che potesse rappresentare la cultura di Capo Verde“. 
Il progetto è realizzato con una materia prima di cui l’arcipelago ne vanta grande quantità: i barili di metallo usati per spedire e ricevere merci da tutto il mondo. Gli abitanti di Capo Verde ricevono periodicamente vestiti, cibo e altri beni materiali. I fusti vuoti non vanno sprecati, ma aperti e trasformati in fogli di metallo per rivestire le case o lavorati per ottenere pentole e coltelli. Come spiega Castellano. «La cultura del riciclo fa parte della vita di queste isole. Considerato il budget molto contenuto destinato al progetto del museo, la necessità di distribuire lavoro e denaro a quanti più artigiani locali possibile e la grande disponibilità di barili mercantili, l’idea di usarli come materia prima per il restauro ci è sembrata perfetta».
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La parete esterna dell’edificio è interamente costituita da tremila coperchi di barili, restaurati e colorati, dove ciascun colore corrisponde a una nota. Si tratta di una sorta di spartito musicale, che se suonato riproduce un brano scritto da Vasco Martins, musicista e compositore di São Vicente. Il museo si presenta come un progetto architettonico dove africani e europei hanno generato una cultura unica, capace di ‘smuovere le coscienze e creare un’identità locale’.
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