La Sovrappopolazione di New York negli Slum di Manhattan a fine '800 – Vanilla Magazine

L’emigrazione negli Stati Uniti è un fenomeno conosciuto e in Italia molto famoso, con milioni di nostri connazionali che raggiunsero l’America fra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Ma gli italiani non erano i soli. Da tutta Europa partivano navi destinate ad Ellis Island, dove tutti gli immigrati venivano schedati e fatti entrare, oppure rispediti indietro al vecchio continente.
Questa condizione portò a un boom della popolazione a New York, con la costruzione di quartieri e aree pensate per essere vissute dalla fascia più bassa della popolazione. Erano qualcosa che potremmo definire case popolari di Manhattan. I caseggiati erano edifici bassi con più appartamenti, stretti e tipicamente costituiti da tre stanze.
Gli affitti in genere erano bassi e ovviamente le case popolari erano la scelta più comune per i nuovi immigrati a New York City. La norma era che una famiglia di 10 persone vivesse in un appartamento di circa 30 metri quadrati, tutti nella stessa stanza. Gli edifici spesso coprivano il 90% di un lotto di terreno, con le finestre e realizzate solo nella parte anteriore e posteriore. In pratica tutti gli appartamenti erano adiacenti gli uni agli altri.
Le fotografie che vediamo nella galleria furono scattate da Jacob Riis, un emigrante danese che si stabilì a New York nel 1870. Le sue foto delle squallide vite degli immigrati di New York lo resero il fotografo più famoso del suo tempo, e furono importantissime per mostrare al mondo la condizione dei residenti più poveri di quella “terra promessa” che era l’America.
Negli Stati Uniti il termine tenement significava un grande edificio con spazi piccoli da affittare. Un condominio diviso in piccole stanze, per dirla semplice. Con la crescita delle città nel diciannovesimo secolo si creò una netta spaccatura fra i ricchi e i poveri. Le case erano sovraffollate e le condizioni igieniche inesistenti, e quindi si creò quella che a tutti gli effetti oggi consideriamo una baraccopoli.
L’espressione “casa popolare” era usata per designare un edificio diviso in tanti spazi in grado di fornire alloggi in affitto a basso costo, ed inizialmente era semplicemente una grande casa i cui spazi erano stati suddivisi.
Le prime case popolari che furono edificate con questo scopo vennero costruite a partire dal 1850, con edifici fino a sei piani che ospitavano diverse famiglie per piano. A partire dal 1830 nel Lower East Side di New York, ma anche dal 1820 in Mott Street, gli edifici di tre e quattro piani furono convertiti in “appartamenti ferroviari”, così chiamati perché le stanze erano collegate tra loro come le carrozze di un treno, con locali interni senza finestre.
Gli edifici adattati erano anche conosciuti come “colonie” ed erano in condizioni particolarmente preoccupanti poiché soggette a crolli e incendi. Mulberry Bend e Five Points erano i siti di famigerate colonie newyorkchesi. E’ incredibile pensare che oggi siano una delle zone più ricche e costose al mondo.
Sia nelle colonie sia nei caseggiati i rubinetti con acqua corrente e i water in comune fra tutti erano schiacciati nei piccoli spazi aperti tra gli edifici. In alcune parti del Lower East Side, gli edifici erano più antichi e avevano cortili, generalmente occupati da officine meccaniche, stalle e altre attività.
Tali case popolari erano particolarmente diffuse a New York, dove nel 1865 vivevano circa 500.000 persone in condizioni paragonabili alle baraccopoli africane odierne. Una delle ragioni per cui New York aveva così tante case popolari era il gran numero di immigrati; un’altra era il piano a griglia su cui erano disposte le strade e la pratica di costruire su singoli lotti di 25 per 100 piedi (7,62 metri per 30,48), combinati per produrre un’elevata copertura del suolo.
Prima del 1867, le case popolari coprivano spesso più del 90% del lotto, erano alte cinque o sei piani e avevano 18 stanze per piano, di cui solo due ricevevano la luce solare. I cortili erano larghi pochi metri e spesso pieni di latrine. Le stanze interne non erano ventilate.
All’inizio del XIX secolo molti dei poveri venivano ospitati in cantine che divennero ancora meno salubri dopo che l’acquedotto di Croton portò acqua corrente ai newyorkesi più ricchi: la riduzione dell’uso dei pozzi fece alzare la falda freatica e le cantine si allagarono.
I primi politici che affrontarono la questione riuscirono a far costruire case popolari per offrire alloggio ai poveri delle cantine nel  1859, e il numero di persone che vivevano nei seminterrati iniziò a diminuire.
Il Tenement House Act del 1866, la prima legislazione completa che normava le condizioni abitative, proibiva gli appartamenti in cantina a meno che il soffitto non fosse 1 piede sopra il livello della strada; era richiesto un water ogni 20 residenti e la fornitura di scale antincendio. Inoltre, e questa era una rivoluzione, veniva prestata una certa attenzione allo spazio tra gli edifici.
La norma si evolvé nel Tenement House Act del 1879, noto oggi come Old Law (la vecchia legge), che richiedeva una copertura del lotto non superiore al 65%.
Il rapporto del 1894 del Comitato della Tenement House dell’Assemblea dello Stato di New York esaminò 8.000 edifici con circa 255.000 residenti, e rilevò che New York all’epoca era la città più densamente popolata del mondo, con una media di 143 persone ogni acro (4 chilometri quadrati circa), con una parte del Lower East Side che contava 800 residenti per acro, più densamente popolata di Bombay.

Alcuni bambini pregano nell’asilo nido della Five Points House. 1887.

La cantina di 11 Ludlow Street, dove alcuni mendicanti dormono in condizioni squallide. 1887.
Rifugio per immigrati in un appartamento di Bayard Street, dove un gruppo di uomini condivide una stanza, Lower East Side, 1885. 
 
 
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