Rembrandt, fondali marini e la Torre di Londra: quanto vale il patrimonio di Carlo III – Forbes Italia

Questo articolo è apparso su Forbes.com
Come nuovo capo della cosiddetta Firm, Carlo ha ora il controllo di beni per circa 42 miliardi di dollari e ha ereditato dalla regina Elisabetta 500 milioni di dollari, tra cui castelli, gioielli, collezioni d’arte e un allevamento di cavalli. Tutto esentasse.
Quando si è membri della Casa reale di Windsor, entrare nell’azienda di famiglia può comportare una vita di prestigio e privilegi, ma non sempre porta con sé grandi ricchezze. Anche i membri della Firm, come vengono denominati i reali di alto rango sin dai tempi di Giorgio VI, spesso dipendono dai loro predecessori per l’ottenimento di assegni, doni e altre elargizioni di sangue blu.
Ma conviene comunque essere il re.
Dopo essersi esercitato a ricoprire il ruolo per oltre 70 anni, re Carlo III ha ereditato dalla madre, la regina Elisabetta II, vasti appezzamenti di terreno, tenute regali, gioielli rari, dipinti e altri beni personali, alcuni risalenti a secoli fa. Ora controlla anche il portafoglio della defunta monarca, composto da beni per 42 miliardi di dollari detenuti in trust per conto del regno, tra cui miliardi in investimenti e altri palazzi opulenti, gioielli scintillanti e opere d’arte di valore inestimabile che in realtà non possiederà mai.
Si prevede che il testamento di Elisabetta dovrà rimanere sigillato per almeno 90 anni, e quindi per diverse generazioni non si conoscerà la distribuzione precisa dei suoi beni. Tuttavia, in quanto figlio maggiore, Carlo ha ereditato i possedimenti privati della regina: il suo amato castello di Balmoral, in Scozia, dove è morta, e Sandringham, nell’Inghilterra orientale, che ospita l’allevamento di cavalli purosangue noto come Royal Studs. Re Carlo dovrebbe anche ereditare l’enorme collezione privata di gioielli, opere d’arte, francobolli rari ed eventuali investimenti personali. Complessivamente, Forbes valuta questi beni 500 milioni di dollari. E Carlo non dovrà pagare uno scellino di tasse di successione, grazie a un accordo del 1993 con il governo britannico che esenta dalle imposte i trasferimenti di proprietà da un sovrano all’altro.
Il monarca 73enne sale al trono anche con una propria dotazione regale, in gran parte grazie alle proficue entrate annuali ricevute dal Ducato di Cornovaglia, che quest’anno gli ha fruttato circa 27 milioni di dollari e che ora erediterà il figlio maggiore, il principe William. Come principe di Galles, Carlo ha lanciato diverse iniziative a protezione dell’ambiente e mirate alla promozione dell’agricoltura biologica. Attraverso la sua Charitable Foundation (che andrà a William), è stato proprietario del più grande marchio di alimenti biologici del Regno Unito, oltre che di un rifugio naturale e di un centro di artigianato in Transilvania che operano come bed and breakfast.
Il principe William riceverà ora la Cornovaglia, un conglomerato con 1,2 miliardi di dollari di asset che comprendono il campo da cricket Oval a Londra, l’ex residenza di Carlo a Highgrove House (dove iniziò a praticare l’agricoltura biologica nel 1985) e le Isole Scilly. Ma al nuovo re non mancheranno certo proprietà immobiliari di prima scelta.
Come nuovo sovrano, Carlo assume la proprietà di istituzioni che gestiscono un patrimonio stimato in 42 miliardi di dollari, tra cui alcuni dei palazzi reali più famosi al mondo e i Gioielli della Corona. Questi beni – che includono Buckingham Palace, il Castello di Windsor e la Torre di Londra – non sono detenuti direttamente dal re, ma sono di proprietà del sovrano “in diritto della Corona” per la durata del suo regno. Gli stessi beni sono inoltre detenuti “in regime di trust” in nome e per conto dei suoi successori e della nazione, il che significa che non possono essere venduti.
A differenza delle varie tenute, per le quali vengono presentati bilanci annuali, i palazzi e i gioielli sono spesso considerati di valore inestimabile. Ma quanto vale tutto questo? Forbes lo ha calcolato.
Il bene più prezioso detenuto da Carlo è il Crown Estate, un vasto portafoglio immobiliare con un patrimonio netto di 17,5 miliardi di dollari. Questi immobili comprendono Regent Street, la principale destinazione commerciale di Londra, l’ippodromo di Ascot (uno dei preferiti dalla regina) e quasi l’intero fondale marino del Regno Unito. Tutti gli utili netti del Crown Estate – che ammontano a 361 milioni di dollari nell’esercizio fiscale 2022 – andranno al Tesoro britannico. Ma ne riceverà una parte anche la famiglia reale: i reali riceveranno un’indennità nota come Sovereign Grant, pari al 25% dell’utile netto degli ultimi due esercizi fiscali. Nel 2022 il Sovereign Grant ammontava a 99,6 milioni di dollari, sulla base dell’utile netto del Crown Estate dell’esercizio fiscale 2019-20.
Ma questa enorme fortuna non va però direttamente a Carlo. Una quota del 10% dell’utile netto – 39,8 milioni di dollari per il 2022 – verrà accantonata per mantenere Buckingham Palace, mentre un’ulteriore 15% verrà utilizzata per finanziare i viaggi annuali della famiglia reale, gli eventi formali, i servizi di pulizia e gli stipendi del personale. E questi conti sono destinati a salire in fretta.
Il viaggio più costoso effettuato dai reali nell’ultimo anno, per esempio, è stato quello di nove giorni compiuto a marzo dal principe William e dalla moglie Kate in Belize, Giamaica e Bahamas, che è costato circa 260mila dollari, compresa la fase di pianificazione che ha preceduto la visita.
La Sovereign Grant non è però l’unica fonte di reddito di Carlo. Per prima cosa, non copre la sicurezza fisica. Come re, egli acquisisce anche il controllo del Ducato di Lancaster, un possedimento privato con un patrimonio netto di 753 milioni di dollari, di proprietà del sovrano in regime di trust. I ricavi netti del Ducato vanno direttamente al re sotto forma di un’indennità denominata privy purse (in italiano: borsellino personale), che copre qualsiasi altra spesa ufficiale. (A differenza della Sovereign Grant, che è esente da imposte, nel 1993 la regina ha accettato di pagare l’imposta sul reddito sulla quota della privy purse non utilizzata per scopi ufficiali. Carlo, al momento della nomina, ha accettato di mantenere la stessa politica).
Oltre alla Crown Estate e al Ducato di Lancaster, Carlo detiene anche il Crown Estate Scotland, un portafoglio valutato in circa 570 milioni di dollari netti, che comprende i fondali marini scozzesi, le proprietà rurali e i diritti di pesca del salmone selvatico e di estrazione dell’oro e dell’argento naturali in Scozia.
Il resto delle proprietà della Corona – almeno nove tra residenze ed ex residenze reali e la Royal Collection, che comprende i Gioielli della Corona – sono le più difficili da valutare, poiché non potrebbero mai finire sul mercato e non ci sono bilanci relativi a questi beni.
I Gioielli della Corona sono forse il bene che più viene associato alla famiglia reale britannica. Come parte della Royal Collection, i gioielli sono “tenuti in custodia dal sovrano in regime di trust in nome e per conto della nazione”. La Royal Institution of Chartered Surveyors ha stimato il loro valore in 4 miliardi di dollari nel 2019, assumendo come termini di paragone la vendita dei gioielli della corona francese nel 1887 e la vendita dei gioielli della defunta principessa Margaret nel 2006.
Il valore complessivo della Royal Collection, che comprende opere di Rembrandt, Vermeer, Caravaggio e Leonardo Da Vinci, è indubbiamente molto più elevato. Secondo un rapporto del 2017 di Brand Finance, una società britannica specializzata nella valutazione dei marchi commerciali, la Royal Collection, compresi i Gioielli della Corona, avrebbe un valore stimato di 12,7 miliardi di dollari.
Ci sono inoltre almeno nove palazzi, castelli e residenze detenuti dal re in regime di trust in qualità di sovrano o “in diritto della Corona”. Secondo le stime fornite da Lenka Duskova Munter, specialista nelle vendite di immobili storici presso l’agenzia immobiliare ceca Luxent, e da Colby Short, co-fondatore e amministratore delegato del sito web di agenzie immobiliari GetAgent.co.uk, Forbes valuta l’insieme di questi immobili 9,5 miliardi di dollari.
L’immobile più prezioso della collezione è, ovviamente, Buckingham Palace, la residenza ufficiale del re a Londra, il cui valore è stimato in 4,9 miliardi di dollari. Nella fascia più bassa c’è Clarence House, la residenza ufficiale di Carlo a Londra quando era Principe di Galles, valutata 72 milioni. Balmoral e Sandringham – ora di proprietà personale del re, che le ha ereditate dalla regina Elisabetta – valgono rispettivamente 118 e 73 milioni.
La maggior parte di questi beni non può essere venduta. Ma scegliendo Carlo come proprio nome da regnante, il nuovo sovrano farebbe bene a ricordarsi cosa accadde ai beni di Re Carlo I, dopo che fu decapitato dal suo popolo nel 1649.
Dopo la morte di Carlo I durante la guerra civile inglese, i suoi beni furono immediatamente messi all’asta – Richmond Palace a Londra sarebbe stato venduto per 13mila sterline (pari a circa 1,8 milioni di dollari di oggi) prima di essere demolito. Il Parlamento vendette inoltre la collezione d’arte di Carlo I, considerata all’epoca una delle più grandi al mondo. Il valore stimato di 35mila sterline per i soli dipinti – circa 5 milioni di dollari rettificati per riflettere l’inflazione – costituisce una frazione dei 450 milioni di dollari pagati all’asta per una sola di queste opere, il Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci, che nel 2017 è diventato il dipinto più costoso mai venduto.
Le residenze reali e i palazzi personali di Carlo III valgono quasi 10 miliardi di dollari. Ecco i numeri per ciascun immobile.
Si presume che il regno di Carlo III sarà un po’ più tranquillo di quello del suo omonimo. Il nuovo re ha visto un’impennata di consensi dopo la morte della madre. Un sondaggio di YouGov per il Times di Londra, pubblicato martedì, ha riscontrato che il suo indice di gradimento è balzato al 63%, quando a maggio solo il 32% degli intervistati riteneva che avrebbe fatto un buon lavoro come sovrano.
“Ovviamente la regina godeva di alta considerazione a livello globale e nel Regno Unito”, afferma David Haigh, amministratore delegato di Brand Finance. “Ha fatto un ottimo lavoro. E rimane ancora da capire se il principe Carlo sarà all’altezza del suo esempio”.
Come nuovo re, Carlo eredita il patrimonio personale della Regina, che Forbes stima in 500 milioni di dollari. Questo comprende Balmoral e Sandringham, la Royal Philatelic Collection – che comprende “la collezione più bella e completa al mondo di francobolli britannici e del Commonwealth” – investimenti personali, cavalli, gioielli e opere d’arte che Elisabetta ha ereditato dalla madre nel 2002. Si dice che il quadro più importante della collezione sia lo Studio delle rocce di Claude Monet, il cui valore ammonterebbe a 17,3 milioni di dollari. E assumendo che il defunto padre di Carlo, il principe Filippo, si fosse avvalso di un valido avvocato specializzato in tasse di successione, il duca di Edimburgo avrebbe lasciato in eredità alla regina la propria collezione d’arte – stimata in 2,3 milioni di dollari dal giornalista e commentatore reale David McClure – alla sua morte, avvenuta nell’aprile 2021, al fine di evitare le tasse di successione. Se è andata effettivamente così, è probabile che anche questi beni siano passati a Carlo in regime di esenzione fiscale.
C’è anche una vasta collezione di automobili, orologi e altri giocattoli stravaganti posseduti dal re e dalla famiglia reale. Domenica, nel primo giorno del suo regno, Carlo si è presentato a Buckingham Palace per salutare la folla indossando un orologio Parmigiani Fleurier Toric Chronograph in oro 18 carati che possiede dalla metà degli anni 2000, come dichiarato a Forbes dallo stesso produttore di orologi svizzero. Parmigiani Fleurier non produce più il Toric Chronograph, ma un modello analogo è stato venduto nel 2019 da Christie’s per 8.125 dollari.
L’automobile scelta dal re per il suo debutto a Londra è stata la Rolls Royce Phantom VI della madre, regalatale per il suo Giubileo d’argento nel 1977. Sebbene l’auto non sia in vendita, un modello simile del 1976 può essere acquistato per 225mila dollari. Carlo eredita anche la Bentley State Limousine, originariamente progettata per il Giubileo d’Oro della Regina nel 2002 per commemorare il suo mezzo secolo sul trono.
Nei suoi 64 anni come principe di Galles, Carlo ha anche imparato a sviluppare il suo patrimonio spropositato. Egli dipendeva in gran parte dalle rendita del Ducato di Cornovaglia, che sotto il suo mandato è cresciuto fino a raggiungere asset per 1,2 miliardi di dollari, di cui quasi 400 milioni in immobili commerciali e più di 52mila ettari di terreno, ovvero circa un terzo delle dimensioni della Contea della Greater London (Grande Londra). Tra il 2011 e il 2022, il patrimonio netto della Cornovaglia è cresciuto del 51%.
I proventi di queste attività hanno garantito a Carlo un reddito sufficiente per rendersi indipendente dalla Sovereign Grant: nell’esercizio fiscale che si è concluso il 31 marzo 2022, l’allora principe di Galles ha guadagnato dal Ducato di Cornovaglia circa 26,6 milioni di dollari (al lordo delle imposte), contro gli 1,2 milioni di dollari dalla Sovereign Grant.
Questo patrimonio è ora nelle mani del principe William, che è succeduto al padre come principe di Galles. Grazie alla Cornovaglia, William non dovrà più chiedere al padre una parte delle sue rendite. Il principe Harry, invece, sta portando avanti le sue iniziative imprenditoriali insieme alla moglie, Meghan Markle. Nel dicembre 2020, la coppia ha firmato un accordo triennale con Spotify per podcast che potrebbero valere tra i 15 e i 18 milioni di dollari. La coppia ha anche una serie di Apple Tv+ sulla salute mentale che Harry produce insieme a Oprah Winfrey, per una somma non dichiarata, e un accordo quinquennale con Netflix per 100 milioni di dollari, firmato nel settembre 2020.
In fin dei conti, abbandonare la famiglia reale non è solitamente una mossa finanziaria molto furba: quando lo zio della regina Elisabetta, il re Edoardo VIII, abdicò nel 1936 per sposare la due volte divorziata Wallis Simpson, fu escluso dalla Civil List, la fonte di finanziamento reale oggi noto come Sovereign Grant. Edoardo negoziò un accordo con il fratello, re Giorgio VI, per ricevere 25mila sterline all’anno (1,4 milioni di dollari al netto dell’inflazione). Alla sua morte, avvenuta nel 1972, il duca di Windsor (come era allora conosciuto) lasciò un patrimonio del valore di circa 2,5 milioni di dollari (17,7 milioni di dollari attuali), tra cui una villa a Parigi.
L’entità del patrimonio personale di Carlo prima che diventasse re è molto meno chiara. Re Carlo stato anche oggetto di critiche per gli investimenti effettuati tramite il Ducato di Cornovaglia. Nel 2017, l’inchiesta Paradise Papers dell’International Consortium of Investigative Journalists ha rivelato che il Ducato di Cornovaglia avrebbe investito milioni di sterline in fondi e società offshore, tra cui una società con sede alle Bermuda gestita da Hugh van Cutsem, un vecchio amico sin dagli anni ’60, ai tempi dell’Università di Cambridge. All’epoca, un portavoce del Ducato dichiarò che Carlo non aveva alcun “coinvolgimento diretto nelle decisioni di investimento”.
Come re, Carlo detiene ora un patrimonio personale di 500 milioni di dollari, mentre altri 42 miliardi di dollari sono detenuti in regime di trust per conto del regno. Nonostante uno stile di vita ovviamente lussuoso, con accesso a castelli, flotte di automobili, aerei privati e una collezione cospicua di diademi e altri gioielli, ci sono due cose che re Carlo III condivide comunque con tutti i cittadini comuni: la morte e (alcune) tasse.
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