Storia delle sneakers Onitsuka Tiger, tendenza moda Inverno 2023 – Elle

Non solo la scarpa di Kill Bill, ma anche abbigliamento e videogame: il brand giapponese è in piena fase di rilancio
Lo street style e i social confermano: le Onitsuka Tiger sono di nuovo cool. La cosa non è avvenuta certo dal giorno alla notte, erano anni che il marchio giapponese di calzature e sportswear preparava il grande ritorno di una scarpa che ha fatto la storia della moda del Sol Levante, una missione tutt’ora portata avanti dal designer italiano Andrea Pompilio, che da qualche anno firma le collezioni ready-to-wear del marchio. Quello che però forse non tutti sanno è che che il prototipo di sneaker è stato anche oggetto di una profonda contesa, nonché grande fonte d’ispirazione per il mondo del cinema.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti occupano il Giappone e, dal cinema allo stile passando per la musica jazz, la cultura americana si diffonde a macchia d’olio nell’isola diventando quasi oggetto di culto. Lo sport ovviamente non è da meno e, a parte il baseball che è famoso in Giappone già da anni, inizia a fare capolino anche il basket. Ed è proprio quest’ultimo a ispirare la creazione del marchio Onitsuka Tiger, nato per volere di Kihachiro Onitsuka nel 1949 con l’obiettivo di spingere sempre di più uno stile di vita sano e sportivo tra i giovani, rincuorando così gli spiriti e alleggerendoli da quel senso di amarezza che aleggiava sulla popolazione nel secondo dopoguerra.
I primi tentativi per realizzare la scarpa da ginnastica perfetta non andavano a buon fine, finché un giorno davanti a un’insalata di polpo non fu folgorato da un lampo di genio: se solo fosse stato possibile creare una suola dalle qualità aspiranti, come le ventose del polpo, forse si sarebbe potuto migliorare l’attrito delle sneakers di cui tutti gli atleti si lamentavano. Detto, fatto: nel 1951 Onitsuka crea la prima vera scarpa da basket del Giappone – che sulle prime si chiama solo la “octopus shoe” –, la inserisce in diverse competizioni per tutto il paese, finisce ai piedi della squadra di basket del liceo di Kobe, anche gli atleti professionisti la adorano. Tanto che nel 1956 le Onitsuka Tiger diventano la scarpa ufficiale della squadra giapponese di basket alle Olimpiadi.
Poi un’altra folgorazione: la contemplazione delle proprie dita piene di rughe lo spinge a ragionare sul caldo (e la sudorazione) come principale fonte di disagio tra gli atleti e decide di risolvere il problema della sudorazione nel modo più semplice del mondo: nasce così la suola interna perforata, quindi traspirante. L’idea piace così tanto che nel 1957 le indossa perfino il maratoneta Abebe Bikila, altresì famoso per correre a piedi nudi. Le silhouette più famose del brand, come la Mexico 66 (originariamente “Limber Up Kawa”) o la Tai Chi a grandi linee si assomigliano un po’ tutte. Ma, guardatele bene, il loro design non vi ricorda niente?
Esatto, la storia delle Onitsuka Tiger si intreccia a doppio filo con quella di un’altra sneaker tra le più famose di sempre: la Cortez di Nike, o forse non dovremmo chiamarla così. Amata dagli sneaker-head e non di tutto il mondo, la mitica Cortez nasce da uno sforzo congiunto di Onitsuka Tiger e Blue Ribbon Sports, l’azienda di calzature fondata da Phil Knight e Bill Bowerman che sarebbe poi stata ribattezzata Nike. Importata negli Stati Uniti proprio da Blue Ribbon Sports, nel 1964 Onitsuka Tiger approda oltreoceano. Nel frattempo, Bill Bowerman inizia a lavorare a un nuovo prototipo di scarpa da ginnastica in collaborazione con l’azienda giapponese: il nuovo modello vede la luce nel 1966, riporta il logo con cui oggi Onitsuka Tiger è conosciuta a livello globale e all’inizio ha un nome chilometrico – “TG-24 shoe designed by Bill Bowerman w/Mexico Line” –, destinato l’anno dopo a divenire semplicemente “Mexico”, in onore delle Olimpiadi che si sarebbero svolte in Messico nell’estate del 1968. Già eletta “scarpa dell’anno” non appena uscita sul mercato, con le Olimpiadi la nuova silhouette fece il botto. C’era bisogno di trovare un nome più accattivante. “Aztec” magari? No, troppo simile alle “Azteca Gold” di adidas, si rischiava di finire nel penale. Eppure il riferimento piace troppo per accantonarlo del tutto e allora BRS decide di trasformarlo in una frecciatina per la rivale adidas e chiama la sneaker “Cortez” in onore di Hernan Cortés, a capo della spedizione che segnò la fine dell’Impero azteco. Con la sua linea snella ed essenziale, la scarpa si presta non solo alle performance atletiche ma anche alla vita di tutti i giorni e in poco tempo diventa la scarpa più venduta per entrambi i brand. Ma quando Bowerman e Knight rinnovano l’immagine di BRS sotto il nome di Nike Inc nel 1971 decidono di portarsi dietro anche la Cortez e al logo di Onitsuka Tiger sostituiscono il neo-nato swoosh: è l’inizio di una serie di battaglie legali destinate a durare anni, terminate, come tutti sappiamo, con la vittoria di Nike (un nome, un presagio) nel 1974.

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La rinnovata popolarità porta alla nascita della serie NIPPON MADE, con un focus particolare sull’artigianato e sulla meticolosità della manifattura giapponese. Il rilancio non avrà fatto tanto clamore ma i dati ci confermano che grazie a questo Onitsuka Tiger, già qualche anno fa, era in netta ripresa: solo nel 2017 il fatturato sarebbe cresciuto del 20%. Ultimamente, il marchio sta al passo con le nuove strategie di marketing, di cui oggi anche la nerd culture e il gaming sono tasselli fondamentali. Un nuovo modello chunky di Onitsuka Tiger comparirà ai piedi di Lamù nel reboot dell’anime Anni 80 in uscita.
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E scommettiamo che le Tiger resteranno in giro ancora per un po’ perché il brand ha da poco annunciato anche una collaborazione con l’azienda di videogiochi Capcom. Chun-Li e Kimberly Will Star, personaggi di Street Fighter 6 in uscita nel 2023, indosseranno proprio le Onitsuka Tiger Mexico 66 come si vede già nelle illustrazioni di teasing uscite finora. Senza dimenticare che il brand da qualche anno ha introdotto anche una linea di abbigliamento, che sfila alla settimana della moda di Milano, e punta tutto su un’estetica sporty ed essenziale, con qualche look che strizza l’occhio ai momenti più indimenticabili nella storia del marchio, con l’obiettivo di dargli nuovo lustro e finalmente sfondare nel mercato europeo, che rispetto a quello asiatico (ma anche americano) non è mai stato davvero travolto dal successo delle Onitsuka Tiger. Quali altre novità avrà in serbo?
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