Val Venosta: moderna eppure antichissima – La Voce di New York – La Voce di New York

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Castelbello visto dai vigneti (ph: Gloria Ciabattoni)
L’Alto Adige è molto più di una regione: è un luogo leggendario, con una natura spettacolare fatta di contrasti, dove la bellezza unica delle imponenti cime dolomitiche – patrimonio mondiale dell’UNESCO – incontra il sapore mediterraneo delle colline coltivate a vite e i giardini dove crescono palme esotiche. Un territorio dove l’esperienza contadina e il clima favorevole – con trecento giorni di sole all’anno – garantiscono la qualità dei prodotti tipici altoatesini: mele, vino e speck in primis, e non solo. Ma sono soprattutto le persone e la loro cultura a fare dell’Alto Adige un luogo unico: qui si incontrano tre lingue, italiano, tedesco e ladino, e qui gli usi contadini dei Paesi alpini si fondono con i ritmi della cultura mediterranea.  suedtirol.info/it
Tra i gioielli dell’ Alto Adige spicca la Val Venosta, Vinschgau in tedesco: moderna eppure antichissima, facile da raggiungere ma con angoli ancora da scoprire, offre tutti i comfort a chi vuole trascorrere una vacanza seguendo ritmi lenti e vuole andare alla riscoperta di sapori e luoghi di un tempo. La Val Venosta si estende per 80 km da Naturno presso Merano a Passo Resia, là dove nasce l’Adige (è famosa l’immagine di un campanile che emerge dalle acqua del lago Resia), e ci regala panorami vari, dai frutteti di mele, pere, albicocche, ai ghiacciai e alle vette di tremila metri, tra le quali spicca il Re Ortles (3.905 m s.l.m.). È la valle nota per il Parco Nazionale dello Stelvio, per le aree sciistiche, ed è perfetta per chi ama la bici, infatti l’antica strada di epoca romana, la via Claudia Augusta,  oggi è una pista ciclabile di 80 km che va da Merano a Malles. Questa valle è baciata dalla fortuna perché grazie al clima soleggiato e secco, con meno di 500 mm di precipitazioni medie annue, qui crescono le famose mele della Val Venosta, i pregiati vigneti, e anche una rarità che altrove non si trova, la pera Pala.
 Fra marmo e antichi sapori
È sulle tracce degli antichi sapori, dei sentieri nascosti, del passato lontano e famoso, che si snoda questo nostro percorso da Bolzano fino a Glorenza, facendo base a Laces: una piccola vacanza da vedere e da gustare. Prima tappa Lasa, raggiungibile in 1 ora 20 minuti di macchina da Bolzano. Pranzo a Lasa al ristorante Zur Sonne  che propone squisiti piatti tradizionali, come la Wiener Schnitzel, la cotoletta impanata alla viennese tipica anche della cucina altoatesina.
Lasa è famosa per il suo purissimo marmo,  che si estraeva già in epoca romana ma il periodo di più importante iniziò nel XIX secolo. Il giacimento ha un volume di 500 milioni di m³: il marmo proviene dalla la cava Acqua Bianca (Weißwasserbruch), a quota di 1526 m., che si estende diversi chilometri all’interno della montagna con una rete labirintica di gallerie lunghe in media 100 m, larghe 20 e alte 30 – 40 m. ll marmo di Lasa viene prevalentemente utilizzato nella costruzione di chiese e nella scultura, ma è stato anche impiegato nella nuova stazione della metropolitana di Ground Zero a New York. www.marmorplus.it – Tel. +39 347 40 95 404 anche per visite guidate.
A Lasa ecco il primo incontro con un’eccellenza della Val Venosta, la pera Pala, che Nadja Luggin lavora nel suo maso Kandlwaalhof:  troviamo pere Pala essiccate, aceto di pere Pala, senape di pere Pala, ma anche altre prelibatezze con frutta e verdura coltivate nel maso. Dal succo di mele naturale, agli anelli di mela Weirouge essiccati (una mela rara, dalla polpa rossa), fino all’aceto invecchiato in botti di legno e alla senape aromatica, qui è possibile assaporare prodotti bio preparati con il gusto dell’artigianato e della tradizione. www.luggin.net
Laces per una vacanza slow
Proseguiamo per 15 km per arrivare a Laces, circondata dai meleti, a 639 m., che beneficia del clima mite, alpino-mediterraneo della valle dell’Adige, e del clima secco-soleggiato del Monte Sole. Laces (Latsch in tedesco) sorge all’imbocco della Val Martello, tra i comuni di Castelbello-Ciardes e quello di Silandro. Il territorio comunale di Laces, in buona parte compreso nel perimetro del Parco Nazionale dello Stelvio, si sviluppa fino ai 3.257 della vetta della glaciale Orecchia di Lepre (Hasenöhrl), sullo spartiacque tra Venosta e Val d’Ultimo. Laces è base per gite a ritmo lento, anche in bici, e per escursioni alle malghe e alle vette, e vi sono una funivia e da una seggiovia per arrivare rapidamente in quota. Per alloggiare, l’ Hotel Matillhof è un 4 stelle nel cuore del paese, di un’eleganza che unisce l’arredamento moderno a pezzi di artigianato e antiquariato locali. Ha belle camere spaziose, due piscine, un centro fitness e beauty farm ( saune bagno turco, zona massaggi), mette a disposizione degli ospiti biciclette e organizza gite. Vanta una cucina ottima, curatissima e gustosa, che si avvale di prodotti a km.0. Facendo parte dei Vinum Hotels Alto Adige, l’hotel Matillhof è gestito con una spiccata passione per la cultura vinicola. La cantina con soffitto a volta di 900 anni fa è uno scrigno di tesori per gli amanti del vino e qui vengono organizzate degustazioni di vini locali. www.hotelmatillhof.com.
Siamo in Alto Adige, e lo speck altoatesino è uno dei prodotti più noti della tradizione. E alla tradizione si attiene Alexander Rinner, proprietario dell’omonima macelleria a Laces, che insieme a Martin Knoll, direttore del Consorzio Tutela Speck Alto Adige (su speck.it informazioni ed elenco dei produttori di Speck Alto Adige IGP che può essere assegnato soltanto allo speck prodotto secondo i metodi tradizionali)  racconta la storia di questo pregiato salume. Infatti a nord delle Alpi il prosciutto si conserva con l’ affumicatura, e in Italia viene essiccato all’aria. Lo speck altoatesino unifica questi due procedimenti: viene leggermente affumicato e poi matura all’aria fresca di montagna, secondo la regola tradizionale: poco sale, poco fumo e tanta aria. Ancora oggi lo speck Rinner viene prodotto nel rispetto dell’antica tradizione altoatesina, con un’accurata selezione delle materie prime, l’uso di erbe e spezie secondo una ricetta di famiglia gelosamente custodita, un’affumicatura delicata con legno di faggio e una stagionatura lenta ed equilibrata che conferiscono allo Speck Alto Adige un aroma e sapore unici. Da Ritter troviamo non solo speck, classico o alle erbe, ma anche pancetta, salsicce e salamini affumicati, carne affumicata, insaccati – da gustare con il tipico pane croccante altoatesino, lo Schüttelbrot – e tanti altri prodotti tipici altoatesini. www.rinner-speck.it/it/. Gustiamo lo speck anche negli antipasti del ristorante Vinschgerhof (www.vinschgerhof.com), dove da 14 anni lo chef Peter vizia e sorprende con piatti innovativi e classici della cucina altoatesina, utilizzando prodotti regionali di alta qualità.
Castelbello: antichi sentieri, castelli e una stella Michelin
Da Laces ci si sposta a Castelbello-Ciardes (4 km) per un’altra scoperta: la Via Vinum Venostis. In Val Venosta, come nell’area di Merano e dintorni, si trovano i “sentieri delle rogge”, che costeggiano gli stretti canali d’acqua usati da secoli dai contadini e dai viticoltori per l’irrigazione. Infatti data la scarsità d’acqua di queste zone, furono costruiti i “Waal”, dei canali artificiali per portare l’acqua dalle cime delle montagne al fondovalle già nel XII secolo: anche oggi, come un tempo, un “Waaler”, un custode, è il responsabile del mantenimento di questi canali. I Waalwege – è il nome tedesco- si trovano sui due versanti della valle, sul Monte Sole e sul Monte Tramontana, e oggi vengono percorsi tutto l’anno da chi ama fare passeggiate fra la natura, con una splendida vista sulla vallata. L’ultimo Waalweg è del 1873, tra Laces e Castelbello, denominato anche Sentiero Vinum Venostis (Associazione turistica Castelbello-Ciardes. +39 0473 62 41 93). Ci fa da guida speciale il viticoltore Heiner Pohl che ci conduce sulla Via Vinum Venostis, il sentiero della roggia Latschander- Waal, di 8 km fra i vigneti, sui pendii del Monte Sole, che corre parallelo a un antico piccolo canale di irrigazione che arriva dall’Adige. Il sentiero inizia nelle vicinanze di Coldrano a 660 metri e finisce 6 chilometri dopo Colsano nel comune di Castelbello: vi sono cartelli esplicativi messi dai viticoltori per raccontare la storia del luogo, delle uve, dei vini prodotti. Spiega Heiner che il clima soleggiato e secco del Monte Sole con 500 mm di precipitazioni annue, ha “abituato” le piante ad accontentarsi di poca acqua, così qui si è risentito meno che in altre località della siccità dell’estate appena trascorsa.
Passeggiare lungo sentieri la cui origine si perde in epoche lontane, su questi pendii che dominano la valle, tra vigneti e alberi alti, con il solo rumore del vento fra le foglie,  dà una sensazione unica di pace e di essere  fuori dal tempo.  S’incontra qualche escursionista amante della vacanza slow, e qualche abitante dei dintorni che nella pausa pranzo si regala un po’ di relax. Qui Heiner ha alcuni dei suoi vigneti, che per lui hanno rappresentato una sfida: mostra i meleti a perdita d’occhio sull’altro lato della valle, che la fanno da padroni, mentre lui scelse di puntare sulla vite. E il tempo gli ha dato ragione, infatti oggi vanta pregiati vini: un fruttato Pinot Nero, uno speziato Zweigelt, un raffinato Riesling, un corposo Pinot Bianco con Kerner e un fresco e leggero Pinot Grigio. Heiner Pohl costruì nel 2005 il maso Marinushof che deve il suo nome a San Marino, e produce oltre ai premiati vini, frutta da tavola e grappa (molto richieste quelle di albicocca e pera Pala). Si può anche pernottare in due piccoli ed eleganti appartamenti, per godere  in pieno dell’atmosfera rilassante e dell’ospitalità del maso  Marinushof. www.marinushof.it.
Passeggiando fra i sentieri lungo i canali irrigui, da Stava e da Castelbello/Ciardes, si arriva agevolmente a Castel Juval, edificato nel 1278. Dal 1983, Castel Juval è la residenza estiva dell’alpinista Reinhold Messner, che ne ha fatto la sede principale del suo MMM Messner Mountain Museum, dove sono conservate la sua vasta collezione tibetana, una galleria di quadri e la collezione di maschere con pezzi provenienti dai cinque continenti. A Castel Juval vi sono anche affreschi di epoca rinascimentale. Nei dintorni di Castel Juval Reinhold Messner ha un’attività agricola dove produce pregiati vini. (info Tel. +39 348 4433871 o +39 0471 631264). Un altro maniero sorge vicino, è quello che domina Castelbello, documentato per la prima volta nel 1238, eretto dai Signori di Montalban. Quasi distrutto da due incendi nel 1813 e nel 1824, poi ristrutturato, dopo alterne vicende oggi ospita in alcuni periodi mostre d’arte (info tel. 0473624193).
La sagoma del castello illuminato di sera è suggestiva, soprattutto se la si ammira dal grande giardino del ristorante Kuppelrain,  che brilla anch’esso, nella ristorazione alto-atesina, con la sua stella Michelin. È il ristorante di Jörg Trafoier e della sua famiglia: la moglie e premiata sommelier Sonya è maestra nell’abbinare i vini della zona a ciascun piatto, il giovane e bravissimo chef Kevin – il figlio-  affianca il padre, e sua sorella Nathalie è una maestra pasticcera che oltre ai dolci prepara cioccolatini di una bontà incredibile. Un pranzo o una cena da Kuppelrain è un’esperienza unica, fatta di sapori genuini e presentazioni raffinate, di abbinamenti a ottimi vini locali, e di grande cordialità. Il menù varia con le stagioni e gli ingredienti sono a km. 0, alcuni meno, provengono dall’ orto e le uova sono delle 60 galline che Sonya alleva personalmente. Da non perdere una visita alla fornitissima cantina dove riposano migliaia di bottiglie in attesa di essere stappate. E abbinate ciascuna a una portata. www.kuppelrain.com.
Glorenza, un tuffo nella storia
L’ ultima tappa di questo tour ci porta a 28 km da Laces, alla città storica di Glorenza, che con i suoi 900 abitanti è una delle più piccole città al mondo. Citato per la prima volta nel 1034, questo gioiello dell’Alta Val Venosta, oltre al centro storico medievale, vanta l’unica struttura fortificata completamente pervenuta delle Alpi, risalente al XVI secolo, con mura di cinta e tre pittoresche torri delle porte. L’antico centro storico di Glorenza, con i portici, le grandi case padronali, testimonia delle antiche ricchezze della città, grazie alla sua posizione lungo la via Claudia Augusta, e importante punto di incontro per il commercio del sale. Ci guida alla scoperta del passato lo storico Pietro Zanolin,.  All’interno della Torre di Porta Sluderno, su due piani, sono illustrate le “Tappe di una piccola città”: temi centrali sono il commercio, la difesa, il mercato, le professioni nonché la ricostruzione e fortificazione della città di Glorenza nel XVI secolo. Nel corso dei secoli la cittadina ebbe un ruolo importante come fortezza e come mercato: ancora oggi qui si celebrano due fiere di importanza locale: il mercato di S. Bartolomeo nel mese di Agosto ed il “Sealamorkt” a Novembre.
A Glorenza si svolgono in settembre le “Giornate della pera Pala”, che diventa anche ingrediente di pani e dolci (Giornate della Pera Pala: www.venosta.net/it/ ). Ma più vicino è un appuntamento molto atteso dai locali e dai turisti, il Mercatino di Natale: ha una breve durata, dall’8 all’ 11 dicembre, ed è un vero spettacolo con le bancarelle che espongono il meglio della gastronomia e dell’artigianato locale lungo queste vie antiche. Vie che è bello percorrere anche in questa stagione quando i turisti non sono troppi e si cammina in silenzio sotto i portici bianchi respirando l’atmosfera di un tempo, e magari fermandoci per pranzo.  Il ristorante Flurin si trova nell’omonima torre duecentesca, uno dei monumenti più antichi della città, e sia l’edificio storico che il locale prendono il nome da un giudice del XIV secolo: Flurin von Turm (Flurin dalla Torre). Gradevolissimo lo spazio esterno informale, molto raffinato l’interno. Il giovane chef Thomas Ortler sceglie prodotti stagionali e locali per cucinare piatti molto gustosi e dalla preparazione accuratissima (ottimi sia la carne che il pesce). www.flurin.it. La città di Glorenza organizza visite guidate tutto l’‘anno, info e prenotazioni tel. 0473831097 o scrvendo a glurns@ferienregion-obervinschgau.it.
Quando andare: il Töerggelen  
La Val Venosta è da visitare in tutte le stagioni, e molto suggestivo è l’autunno, quando boschi e vigneti cambiano colore ed è bello camminare con la sensazione di essere dentro a un dipinto. Ma fino a novembre,  c’è un altro gustoso motivo: le cantine e le osterie contadine nell’area vitivinicola aprono le porte per il tradizionale Törggelen, una delle usanze più conviviali e calorose della regione. Il nome deriva da Torggl, a sua volta derivato dal latino torculum, il torchio usato per pigiare l’uva, e dopo la vendemmia i viticoltori e i commercianti di invitavano i l lavoratori per ringraziarli, degustando per l’occasione il vino nuovo.
Al Törggelen, si degusta quindi il vino novello coi piatti tipici: mezzelune,  ravioli, chiamati Schlutzkrapfen, una zuppa d’orzo, insalate, canederli e crauti. Per finire con le “Keschtn”, le castagne arrostite sul fuoco, e coi  Krapfen fatti in casa, ripieni di papavero, di marmellata di albicocche o di castagne. E naturalmente non mancano il vino, il mosto d’uva e i succhi di frutta. (info dove gustare il Törggelen: toerggelen.org).
Come andare
Si può arrivare in Val Venosta in auto, le strade sono ottime. Ma ci sono interessanti alternative per chi cerca una vacanza eco, o non ha voglia di guidare l’auto. Infatti l’Alto Adige vanta un’articolata rete di trasporto pubblico si può raggiungere ogni destinazione in maniera comoda e sostenibile in treno, bus o funivia. La rete ferroviaria locale dell’Alto Adige copre la linea del Brennero, la Val Venosta, la Val Pusteria e la linea per Merano. Treno Alto Adige collega quindi tutte le città altoatesine.
In Val Venosta, la Ferrovia della Val Venosta – fu costruita nei primi del ‘900, oggi ovviamente è modernissima- va da Merano a Malles e fa  17 fermate in altrettante località interessanti. I treni offrono la possibilità di trasportare le biciclette al seguito ed in alcune stazioni è possibile noleggiarne, con possibilità di restituzione in località diversa. Poi merita di essere conosciuta la  VenostaCard   che da marzo a novembre, permette – grazie allo Alto Adige Guest Pass integrato – di utilizzare gratuitamente il treno della Val Venosta e tutti gli altri mezzi pubblici dell’Alto Adige. Gli esercizi aderenti consegneranno la VenostaCard all’arrivo ed è valida per tutto il periodo del soggiorno. La VenostaCard offre anche sconti sul noleggio bici e su servizi aggiuntivi come escursioni, visite guidate, ecc.  Quindi quando si prenota una struttura ricettiva è bene chiedere della Venosta Card.  Info su venosta.net; alto-adige.com. Grazie alla VenostaCard, anche durante i mesi invernali (da novembre a febbraio), alcune imprese turistiche offrono viaggi gratuiti sui mezzi pubblici in tutto l’Alto Adige,  per saperne di più andare su venosta.net e poi su  Offerte Speciali Venosta Card Inverno.
Bolognese doc, giornalista professionista, sono stata caporedattore al QN (Quotidiano Nazionale: Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno), specializzata in reportage di viaggi ed enogastronomia, settori che seguo tutt’ora.

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